Nisida

Nisida

mercoledì 4 ottobre 2017

San Gennaro pensaci tu

Quando la jella picchia duro allora i duri iniziano a fare sul serio.
Laddove persino i cuorni non ce la fanno, vi si aggiunge san Gennaro. E allora non ce n'è per nessuno.
Direttamente dalla bottega di Rua Catalana, un tempo lattonieri, ora artisti.


(Foto M.G. Capone)

sabato 2 settembre 2017

Questa mi mancava

Tentativo di truffa a mezzo auto, meglio conosciuta come "il trucco della strisciata".
Ieri sera percorrendo la tangenziale verso Giugliano la nostra auto è stata colpita da qualcosa che ha provocato un rumore fortissimo. Mentre accostavamo un'auto dietro di noi ha lampeggiato e si è poi accostata. Ne è sceso un uomo che con modi molto urbani ci ha avvertito che mio marito con il suo modo di guidare metteva in pericolo la vita altrui e la propria.
Lo ha quindi invitato a visionare il danno che gli avrebbe creato. Poi sono ritornati verso di me e il marito mi ha detto che il tizio voleva soldi. Prima 200 poi 100 e infine 50 per il fanalino rotto.
Ho logicamente rifiutato, ho preso il cell ed ho scattato la foto della targa.
Ma che fai? Ha urlato il tipo, cancella subito!
Ma manco per niente, ho risposto, se devo farti la lettera mi serve la targa, problemi?
Neanche ho finito di parlare e il tizio è scappato, infilandosi in auto e partendo.
Arrivata a casa, inserendo la targa sul portale dell'automobilista, ho visto che non aveva l'assicurazione. Inoltre, avevamo due strisciate sull'auto, fatte forse con carta abrasiva. Ma noi non ce n'eravamo accorti.
Stamattina abbiamo denunciato ai carabinieri che dal numero di targa sono risaliti alla proprietaria,  che l'auto era in fermo amministrativo, che aveva diverse pendenze e che non era assicurata  (ma questo già lo sapevamo).
Risultava che non era stata mai fermata nè segnalata per cui si desume che le vittime precedenti hanno pagato e taciuto, guardandosene bene dal presentare denuncia. Dubito infatti che fossimo i primi.



martedì 22 agosto 2017

Qui succede Casamicciola



“Qui succede Casamicciola” è sicuramente il proverbio più famoso, l’unico ad avere varcato i confini dell’isola d’Ischia. Del resto, il terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883 ebbe un’eco nazionale e per le dimensioni della catastrofe e, soprattutto, per il tempestivo intervento del governo Depretis (da cui il nome di alcuni rioni baraccati). Non a caso, Casamicciola, “bianca, (che) sembrava posare su di un cuscino di verdura” è anche il titolo di una famosa novella di Giovanni Verga. Ma l’evocazione di quella sciagura va oltre la cronaca, la letteratura e i libri di storia. I 13 secondi che devastarono la cittadina termale sono una metafora potente della provvisorietà dell’esistenza, del dolore improvviso della perdita, dell’evento traumatico che condiziona in profondità il resto della vita. Come nel caso di Benedetto Croce, al punto che più di un critico ha scorto un nesso di causa-effetto tra il trauma e la riflessione filosofica. In pratica, secondo quest’ipotesi interpretativa il diciassettenne Benedetto Croce non sarebbe mai diventato il filosofo Benedetto Croce se quella sera di fine luglio del 1883 non avesse vissuto l’esperienza devastante della perdita di tutta la sua famiglia"

Questa la storia.
Che ieri si è ripetuta, uccidendo in chiesa una povera donna andata a pregare e seppellendo tre bambini sotto le macerie della loro casa venuta giù come una costruzione Lego. Il coraggio e la capacità dei vigili del fuoco, i nostri angeli, li hanno tirati fuori vivi.
Un sisma di 4 gradi Richter che ha fatto danni incomprensibili che tutti attribuiscono all'abusivismo, che a Ischia esiste ed è una catastrofe, eppure sono venute giù case antiche, in regola e persino la chiesa ricostruita dopo il 1883. 
Nel frattempo assistiamo alle solite bagarre. Turisti in fuga all'assalto dei traghetti con la miserabile pretesa di non pagare il biglietto, attribuendosi lo status di sfollati. Laddove non esiste ordine di evacuazione.
Vorrei chiudere questo post con l'augurio di speranza per un futuro migliore, come quello che esprime questa foto.



giovedì 10 agosto 2017

È morto Winck, l'Unno

Si chiamava Antonio Pignatiello e faceva il giornalista ad Alcamo. Aveva 55 anni. Era stato gia sottoposto ad angioplastica ma un infarto fulminante lo ha portato via.
Era mio amico e chi legge questo blog conosce i suoi commenti ai miei post, sempre a contestare e criticare e i litigi che ne derivavano.
Era uomo di destra e avevamo ben poco in comune eppure questa strana amicizia è andata avanti per oltre 15 anni.
Ci divideva la politica, anche se mai ho capito quale gli andasse a genio ma ci univa la musica, le letture e l'amore per Napoli dove aveva soggiornato per qualche tempo e che gli era rimasta nel cuore.
Sempre  coerente, sempre uguale, continuava il suo lavoro alternandolo con la scrittura di racconti visionari di cui di tanto in tanto me ne mandava qualcuno.
Ci teneva ad apparire antipatico e sgradevole ma era diverso, a volte persino gentile. Mi contestava ma mi voleva bene e anche io gliene volevo. Le lunghe chiacchierate nella chat di Libero e telefonate varie avevano permesso di conoscerci ma non di persona.
Devo a lui questo blog. Mi aveva incitato a crearlo e a scrivere, a me che credevo di non avere nulla da dire. Ricordo il suo primo commento: nu blog è sulo nu blog, sò 'e parole ca nun sò sulo parole.
E si è scritto anche il suo epitaffio, il giorno prima di morire, lucido e sensibile come pochi:


Keerck, riposa in pace, Unno, nel paradiso del Whalalla, cavalcando come sognavi tra le foreste del Nord.

I funerali ad Alcamo oggi alle 17.

giovedì 27 luglio 2017

Ancora il Vesuvio

L'ho già detto che occupa i miei pensieri. Vederlo distrutto in quel modo mi stringe il cuore, tanto.
Molti dei miei ricordi sono legati a lui.
La prima volta che ho visto la neve era lì.
Salimmo con la cinquecento che si mise di traverso e non voleva saperne di andare avanti. Idem per la discesa, tutta di sbieco in scivolata.
E ancora le salite e le discese col vecchio Gilera, dove io facevo le curve all'incontrario, piegandomi in modo sbagliato e Dio solo sa come non finimmo per terra.
E le ginestre in fiore che rimandavano a Leopardi
E poi in giro su e giù per il cratere alla ricerca di minerali e dell'introvabile vesuvianite, con il figlio che si era appassionato alla geologia e solo la convinzione che sarebbe rimasto disoccupato a vita lo convinse a iscriversi a Ingegneria.
Questo non gli impedì di riempirmi armadietti e scaffali di minerali raccolti in giro per l'Italia: Sicilia, Sardegna, isola d'Elba.
Stanno ancora tutti lì.

lunedì 24 luglio 2017

Funicolare Centrale

Sabato dopo 11 mesi di lavori ha riaperto la funicolare Centrale, che collega il Vomero a via Toledo. Tempo mezz'ora ed ha richiuso, causa malfunzionamento porte.
Riparato il guasto è ripartita e stamattina siamo andati a vederla.






Ci hanno fatto visitare la sala macchine, pulita e lucida come non avevo mai visto. Hanno risistemato anche la vecchia carrozza, mettendoci le luci all'interno ed hanno messo in mostra pezzi che risalgono al 1930, una specie di piccolo museo. Tra essi la dinamo qui in foto.


E un altro pezzo è fatto.
Ora aspettiamo l'Occhio di Fuchsas,  la stazione Duomo della Metro, che conterrà i reperti archeologici lì ritrovati.
Non è dato ancora sapere quando. Avevano detto fine anno ma pare, al solito, che i soldi non ci sono.

giovedì 20 luglio 2017

Stereocaulon Vesuvianum





Sulle colate laviche più recenti la colonizzazione vegetale inizia ad opera dello Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio e filamentoso. Il lichene ricopre interamente la lava del 1944 e la colora di grigio facendole assumere riflessi argentati nelle notti di luna piena.
Ricopre la lava di un tappeto argenteo e lentamente erode la roccia vulcanica, la polverizza creando il terreno fertile per la crescita della valeriana, della ginestra e della acetosella e, poi, per la vegetazione ad alto fusto.
Sulle colate più antiche allo Stereocaulon vesuvianum si affiancano le altre specie pioniere, tra cui la Valeriana rossa (Centranthus ruber), l'Elicriso (Helichrysum litoreum), l'Artemisia (Artemisia campestris) e la Romice rossa (Rumex scutatus).
Le associazioni pioniere preparano il terreno per l'instaurarsi di estesi ginestreti, che imprimono un aspetto caratteristico ai versanti del Vesuvio, soprattutto durante le fioriture; sono presenti 3 specie di ginestra: la Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), la Ginestra odorosa (Spartium junceum) e la Ginestra dell'Etna (Genista aetnensis), endemita etneo introdotto sul Vesuvio dopo l’eruzione del 1906.
Sul versante sud-occidentale del Vesuvio, l’originale vegetazione mediterranea è stata in parte sostituita da pinete impiantate a partire dalla seconda metà del 1800 tra i 300 e i 900 metri

A questo lichene è affidata la speranza di ripopolare il vulcano, guidando la natura a far attecchire e ricrescere le specie che ripopoleranno la Montagna, devastata dagli incendi di questi giorni.
E come dice l'amica Rossana, oltre agli alberi dobbiamo ripiantare la speranza.

domenica 16 luglio 2017

Pubblicità pubblicità

Molti attori famosi che facevano pubblicità a lungo per qualche prodotto venivano sbeffeggiati dal pubblico a teatro come gli attori cani di avanspettacolo.
Mi è capitato anni fa di  vedere Calindri al teatro di Pompei recitare in una commedia di Shakespeare. Usciva dolorante e curvo da un armadio in camicia da notte e papalina e dal pubblico una voce gridò: prenditi un cynar!
Anche Paolo Ferrari che ha fatto pubblicità per anni a un detersivo fu beccato dal loggione del Politeama: signora? Si prenda il suo Dash!
La premessa per dire che anche ai giorni nostri ci sono attori che si fanno ridere dietro causa pubblicità improbabili.
È il caso di Alessandro Gassman che pubblicizza una scatoletta di tonno, specificando che il suddetto viene pescato con la canna.
Ci vuole un bel coraggio a dire una roba del genere, un tonno non è certo un pescetto e vallo a tirare su.
Alessà, c'avessi anche tu il mutuo?

giovedì 13 luglio 2017

Il Vesuvio come sta?


Ė difficile spiegare cos'è il Vesuvio per i napoletani. Non c'è giorno che non vi rivolgiamo lo sguardo. In estate lo vediamo rossiccio e pensiamo al giallo del ginestre che lo ricoprono, d'inverno vediamo il suo cappuccio innevato e con un brivido avvertiamo il freddo gelido che spira. È una presenza costante nelle nostre giornate e gli buttiamo sempre uno sguardo quando compare alla vista negli scorci della città che attraversiamo. Ed anche ora guardiamo appena possibile e chiediamo: ma adesso come sta il Vesuvio? Preoccupati e addolorati per quello che sta accadendo.
Sembra di avere un moribondo in casa e speriamo che si riprenda e continui ad essere un nostro punto di riferimento.
'A Muntagna è il nostro nume tutelare, per noi che ci siamo nati sotto e chi non è mai vissuto qui non lo può capire.

E poi c'è questa foto dove i nostri vigili del fuoco stremati dalla lotta con il fuoco cercano un breve riposo per riprendere subito dopo a combattere. Grazie a questi angeli che garantiscono la nostra salvezza.


lunedì 10 luglio 2017

Costumi da star

A Villa Pignatelli c'erano in esposizione i costumi che la sartoria Tirelli ha preparato in 50 anni per vestire star del cinema e del teatro, meritando premi prestigiosi: Oscar, Emma,  David di Donatello,  Nastri d'argento.
Indimenticabile l'abito indossato per il ballo di Angelica Sedara (Claudia Cardinale) nel Gattopardo.


The Young Pope di Paolo Sorrentino


Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone



Sophie Marceau in Anna Karenina


Titania (Michelle Pfeiffer)
Sogno di una notte di mezza estate


Silvana Mangano (madre di Tadzio)
Morte a Venezia

Elizabeth McGovern - Deborah Gelly
Once upon a time in America



La mostra ha chiuso oggi.


mercoledì 21 giugno 2017

Italian way of life

Rissa nel bus all'ora di ritorno delle colf.
Signora si siede e mette le borse sul sedile davanti per conservare il posto all'amica che sta salendo. Fanciulla soave si siede sulle borse. Signora minaccia di pigliare questione. Fanciulla nun se move. Discussione animata cui prende parte tutto il C13. Fanciulla resta seduta.
Non conosco il finale, sono scesa ma si avviavano ad un interessante neapolitan strascino.
Mi hanno fatto ricordare che in un villaggio vacanze in Calabria, all'ora che scendevamo in spiaggia, trovavamo tutte le sdraio occupate con cappelli,  borse, asciugamani e niente persone.
Dopo aver fatto rimostranze al bagnino che non se ne dette per inteso mi sedetti su una paglietta e lì restai. I giorni successivi diminuirono pagliette e asciugamani.
Fan cool

mercoledì 24 maggio 2017

Le palestrate

 Chi l'avrebbe mai detto che alla mia tenera età sarei finita in palestra?
Il  corso che avevo iniziato è finito subito perché sono state sfrattati dal Collana tutte le società dopo che la Regione ne ha richiesto la riconsegna al Comune.
Iniziamo così il giro delle sette chiese (palestre private) dove ne sentiamo di ogni.
Alla fine approdiamo in una palestra piena di bimbe in tutù che fanno ginnastica ritmica, di ragazze impegnate nel pilates e un giovanotto che fa il personal trainer ad una ragazza.
Siamo in cinque, tutte esodate dal Collana, le altre hanno abbandonato.
Ci prendono per fare una prova col giovanotto palestrato, che si dimostra capace di farci andare persino sincronizzate nei movimenti, laddove prima regnava l'anarchia.
Andiamo avanti a sudare due volte la settimana finché il palestrato ci avverte che parte per gli Stati Uniti e ci vediamo. Al suo posto un giovane laureato in scienze motorie fresco di studi e si vede.
Ricominciamo gli esercizi, a terra, al muro, sullo Step.  Poi con gli attrezzi che aiutano nella correttezza dei movimenti ma fanno sudare di più, sotto lo sguardo impietoso di due pareti a specchio.
Alla fine della sessione il giovanotto ci informa che quello significa "farsi il culo in palestra". Non è una metafora ma nel senso letterale vuol dire rafforzare i glutei.
Orsù, andiamo a lavorare!

sabato 22 aprile 2017

Chi paga questi taxi del Mediterraneo?

“Chi paga questi taxi del Mediterraneo?". 
Pagano i 15 mila migranti morti che questi taxi li hanno presi, ritardato che non sei altro.

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giovedì 20 aprile 2017

Le donne di Boldini

"I nastri, i riccioli, le gonne delle belle e piccanti ballerine del Moulin de La Galette e di altri balli palpitavano là vicino, descrivevano arabeschi di voli di farfalle sulla folla"






La mostra Giovanni Boldini (1842-1931) al complesso del Vittoriano, Ala Brasini, dal 4 marzo al 16 luglio.
Da non perdere

Qui si possono ammirare altre opere di Boldini

mercoledì 5 aprile 2017

La triste istoria dei gestori telefonici

Allora andiamo per ordine.
Venerdi scorso alle 11 del mattino si schiatta la mia linea Fastweb.
Richiesta intervento, solito reset, attacca, stacca, niente. Dicono che mandano il tecnico che arriva la sera, guarda di sbieco il router, stacca, attacca, va a dare uno sguardo alla centralina e fa la diagnosi: si è spezzato il cavo fibra sottoterra. Amen
Il sabato mattina viene la squadra, attacca il router, stacca e niente. Seguono il cavo fino alla centralina e se ne vanno. Deve venire un'altra squadra, forse di speleologi.
Oggi altra squadretta. Mi telefonano con numero privato ed io rispondo per miracolo. Non avevano neanche l'indirizzo.
Torno a casa e vado direttamente alla centralina dove vedo una scena apocalittica: due armadi pieni zeppi di cavi arravogliati, fibre che spuntano da ogni dove, porta di una armadio che non si chiude e sopra un cartello scritto a mano che informa che c'è corrente a 220 Wolt (si, con la doppia V).
Finale. Non si può riparare, si è rotto il giunto dentro una saittella Fastweb, un punto di snodo dove si è schiantato solo il mio cavo. Domani deve venire un'altra squadra: pare che quello che ne capisce oggi stava ad Avellino.
Domani è giovedi ed io sto ancora disconnessa.
Aveva ragione il tecnico di venerdi ma per tutta la settimana Fastweb si è intaliata e non dico quante segnalazioni ho fatto. Via telefono, via Facebook e persino la chat di Messenger.
Appena mi ridanno la linea passo a Telecom e non aspetto che mi chiamino, li chiamo io.

Aggiornamento:
Il tecinico è arrivato alle 13,30. Si era perso per strada,  non trovava l'indirizzo.
Ha detto che hanno cambiato il  cavo ma il router non funzionava. Arrivederci a domani.

lunedì 20 marzo 2017

Est! Est! Est!

E di sabato pomeriggio il vento dell'est scatena la bufera su Rai Uno



Riuscendo in un colpo solo a far incazzare le donne dell'est, dell'ovest e udite udite, pure gli uomini che hanno sposato le donne dell'est.
La trasmissione Parliamone sabato è stata chiusa di gran lena, costringendo a profondersi in scuse variegate tutti i direttori di rete con in testa Monica Maggioni e Campo dall'Orto che ha parlato di
"contenuti che contraddicono la mission di servizio pubblico".
La missione,  si. E qui ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere.
Qualcuno già fa osservare che gli ascolti della trasmissione non fossero proprio alti e che l'incasso delle pubblicità languisse parecchio.

Una mia amica ungherese ci ha tenuto a precisare che

Il programma spazzatura La vita in diretta mi fa pubblicità ingannevole.
1) ahimè dopo la gravidanza NON ho recuperato la forma fisica.
2) adoro stare in tuta
3) sorvoliamo sui tradimenti..basta sapere che sono separata.
4) con caxxo che mi faccio comandare
5) detesto fare le pulizie di casa e mi piace cucinare solo per gli amici o per le feste delle figlie
6) frigno ogni volta che mi va ..e adesso mi va. Per consolarmi vorrei che la Perego non venisse pagata con i miei soldi ma cacciata con calci in culo dalla tv di stato.

Ritengo a buona ragione che Lucia, la mia colf russa, ne avrà da dirne parecchie, visto che pure lei di quei requisiti non ne possiede neanche uno.
Venerdì sapremo.




martedì 14 marzo 2017

sabato 11 marzo 2017

Se bruciasse la città

Un pomeriggio di guerriglia urbana ha trasformato il quartiere di Fuorigrotta in un campo di battaglia. Sono arrivati anche gli immancabili Black blok a fare da comitato di ricevimento a Matteo Salvini che ha deciso di venire a colonizzare gli irriducibili napoletani trasformandoli in leghisti di merda.
E ci è pure riuscito, sentendo le interviste del tg3 di carroccetti locali.
E il "prima gli italiani" evocava quasi un "prima I napoletani".
Un pomeriggio atroce, dove hanno perso tutti. Un Sindaco che si fa  capopopolo, un ministro che ordina all'ente Mostra di mettere a disposizione di Salvini la sala negata, un prefetto e un questore che non riescono a gestire l'ordine pubblico, sebbene disponessero di forze di polizia in assetto antisommossa.
Auto bruciate, autobus sfasciato, strade blindate e cittadini chiusi in casa, questo il bilancio della giornata.
E per la prossima volta il cretino ha chiesto il Plebiscito.
Ma non era meglio organizzare un magnifico concerto di pernacchi alla maniera di don Ersilio nel film L'oro di Napoli? Con megafono e amplificatori.
E invece abbiamo solo perso un'occasione.

giovedì 2 marzo 2017

Asini e barili, la solita storia

C'è un detto napoletano che recita: 'e ciucci s'appiccecano e 'e varrili se scassano, che tradotto per i non madrelingua vuol dire che gli asini che portano i barili sul dorso se litigano rompono i carichi, uscendone loro pressoché illesi.
E' ciò che sta accadendo qui a Napoli tra De Magistris e De Luca (gli asini appunto).
La Regione ha richiesto al Comune di Napoli la restituzione delle chiavi dello stadio Arturo Collana, che ne deteneva l'uso da almeno una ventina di anni.
A sua volta il Comune dava in gestione a svariate società palestre, piscina, corsi di scherma, pesistica, pattinaggio, calcio femminile e pallavolo. Cera anche un corso di ginnastica gratuito per portatori di disabilità e uno per over 50. E questi sono i barili.
C'era una volta, perché adesso, riconsegnate le chiavi, è tutto chiuso e l'agonistica sta subendo un grave danno.
Alcune società si stanno appoggiando presso palestre di scuole del quartiere che hanno accettato di ospitarle, altre hanno restituito le quote associative e buonanotte.
Notizie poche e dopo circa due mesi di silenzio si scopre da un documento in 4 pagine affisso alle porte della piscina che la ditta ATI che aveva vinto la gara per la gestione del Collana è stata invalidata dal Consiglio di Stato che ha accolto la richiesta della società di Ciro Ferrara ed ha rimandato alla Regione la decisione di rifare la gara.
L'ipotesi di De Magistris che richiedeva la restituzione al Comune per la continuità della gestione è naufragata. Il Sindaco aveva altresì richiesto uno sforzo in collaborazione per fare dei lavori per consentire l'uso dello stadio Collana per gli allenamenti alle prossime Universiadi.
Niemte da fare. la Regione ha scritto nel suddetto documento che la proprietà resterà alla Regione e non fa menzione di quello di cui si era parlato. Nulla viene detto per "color che son sospesi".
A noi cittadini che abbiamo anche promosso una raccolta di firme non resta che stare a guardare mentre lo stadio se ne va lentamente in malora.
Stadio che fa parte della nostra storia, dove si sono svolti i fatti delle Quattro Giornate di Napoli.
Vedere l'omonimo film di Nanni Loy.

Qui le ultime notizie non notizie.

lunedì 20 febbraio 2017

Il mio tulipano del Nilo

Ora ho un albero tutto mio che cresce in Kenia, Africa, regalo di Natale di mio figlio.
Si chiama Markhamia lutea perché quando sarà grande farà dei bellissimi fiori gialli.
Ora è così ma mandano le foto mano mano che cresce.



La Markhamia, chiamata anche "tulipano del Nilo" è un albero sempreverde dalle medie-grandi dimensioni, nativo dell'Africa orientale. Presenta fiori gialli e frutti lunghi a forma di campana. Viene piantato perchè la sua rapida crescita permette di ombreggiare, in pochi anni, specie consociate che hanno bisogno di poco sole.

Risultati immagini per markhamia lutea

venerdì 17 febbraio 2017

God bless America

Zucconi dice che Nixon impiegò tre anni per fare le puttanate che Trump ha fatto in tre settimane.
God bless America (e pure a noi).

Il figlio in viaggio per lavoro è sbarcato a N.Y. e si è trovato a fare la fila per l'immigrazione assieme a qualche migliaio di "clandestini", rischiando di perdere il volo successivo.

lunedì 13 febbraio 2017

L'uso dei social

Due modi diversi di usare i social network

La Germania non premia i due poliziotti che hanno ucciso Anis Amri a Sesto San Giovanni. 
E c'è un perché. Subito dopo l'uccisione di Anis Amri in un conflitto a fuoco la Cancelliera Angela Merkel aveva espresso soddisfazione per la pronta reazione dei due poliziotti e aveva ringraziato la Polizia italiana per l'ottimo lavoro del controllo del territorio. 
Quando si è voluto conferire ai due delle medaglie al valore della Germania si è dovuto desistere, dato che i due avevano postato sui social cose che in Germania avrebbero portato ad un sicuro procedimento disciplinare, se non all'espulsione dalla Polizia, essendo certi gesti come il saluto fascista un reato penale che in Germania viene preso molto sul serio, non tollerato da parte di nessuno, tantomeno da una persona che deve difendere l'Ordine Pubblico di uno Stato Democratico che deve difendere i valori costituzionali del nostro Stato di Diritto. 
In verbis expressis: Hitler e Mussolini non sono "ideali" o "idee" permessi ad un poliziotto. Almeno non in Germania. 
Idee e gesti nazisti sono, appena espressi in pubblico, un reato. Sapete perche'? Perche' la Germania ha imparato la lezione della Storia.
Udo Gümpel


E questi i messaggi che si rimbalzano su Facebook e Twitter per indicare agli immigrati dove sono i posti di blocco della polizia dell'immigrazione per evitare le zone pericolose. Andate a casa e nascondetevi.

To all my Mexican friends!!! Keep your eyes open!!! There is immigration police (ICE) in the area of Roosevelt Ave and Junction stoppin people and checking for immigration status! Avoid that area! The operation will be on for another 24hrs! Pls go home and hide!
...and today louder than yesterday... #DumpTrump and fuck this Nazist regime!

Pls spread the word!!! 



domenica 12 febbraio 2017

Sanremo al Vomero

Questa mattina c'era un bel sole e la folla si è riversata per le strade del Vomero.
Di solito lungo la via Scarlatti si radunano artisti di strada e si esibiscono per la gioia di adulti e bambini.
Oggi c'erano nella parte alta un musicista che suonava la chitarra elettrica con amplificatore. E' la prima volta che lo vedo e c'era a cerchio intorno a lui una folla di persone ad ascoltarlo.
Sono arrivata che stava regolando l'amplificatore e poi ha iniziato a suonare Smoke on the Water dei Deep Purple, apprezzata subito dal folto pubblico. Mi sono fermata ad ascoltare fino alla fine e c'è stato un grande applauso e molte offerte al bravo suonatore.
Scendendo per la via Scarlatti, più giù c'era un altro cantante ormai ben noto a tutti i vomeresi: Fabio Serino, che canta e suona il repertorio di Pino Daniele, oltre a moltissime canzoni napoletane classiche, persino 'O sole mio, con una voce bella e modulata, accompagnata dalla chitarra che suona molto bene. Ha persino una chitarra come quella che Pino Daniele usava negli ultimi concerti.
Quindi oggi c'era in offerta il rock duro nei pressi di Vanvitelli e canzone napoletana, per tutti i gusti.
A metà strada un giovanotto in frac e cilindro che si esibiva in fantastiche enormi bolle di sapone, coinvolgendo una folla di bambini felici di rincorrere le mille bolle blu.

mercoledì 8 febbraio 2017

La Madre Russia e Trump

Da circa un anno ho dovuto accettare un aiuto domestico, cosa che ho cercato di evitare finché ho potuto. Ancora vivo il ricordo degli anni trascorsi con colf e baby sitter avendo avuto un figlio piccolo da accudire.
Il mio aiuto è una signora russa, originaria della Crimea, con figlia in Ucraina che ha sposato un turco.
Facile da capire che quando si parla con lei si fa il giro del mondo. Ha vissuto anche in Artica, come chiama lei questo posto che presumo si trovi in Siberia.
Mi ha parlato dell'incanto delle aurore boreali, della bellezza del mantello dei lupi siberiani con i toni di azzurro, della carne di orso cucinata e mangiata come da noi l'agnellone e del terrore dopo avere incontrato un mastodontico orso in Kamciatka.
Si comprende come lei ami la Madre Russia e difenda Putin fingendo di ignorare quanto accade realmente lì.
Il problema è che lei ha fatto il tifo per Trump e tuttora continua a dire che non potrà essere un cattivo presidente e poi lasciamolo lavorare.
Le ho spiegato che questa frase che ancora mi fa venire l'orticaria, fu detta da una nota cantante in televisione e da allora Berlusconi ce lo siamo tenuto 20 anni, lasciandolo lavorare pro domo sua.


domenica 5 febbraio 2017

Il Signore è il mio pastore

No, non sono diventata una vecchia bizzoca, è che sono andata a un funerale purtroppo e il prete, di colore (che a quanto pare immigriamo anche i preti), ha letto il salmo 23, chiamato anche Salmo di Davide che non conoscevo, tra una folla di persone che lo sapeva a memoria.

« Salmo. Di Davide
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. »

"Non temerò alcun male" è la frase che mi ha ricordato il titolo di un libro letto molti anni fa di Robert Heinlein, che in effetti nulla ha a che vedere con temi biblici.
E' la storia di un miliardario che arrivato al termine della sua vita decide di far trapiantare il suo cervello sul corpo di un "donatore". 
Certo che è strano. Si va in chiesa per salutare qualcuno che non c'è più e la mente si mette a vagare tra la spazzatura che è rimasta in giro nel nostro cervello, creando collegamenti inverosimili.

domenica 1 gennaio 2017

Anno nuovo, si riprende

Era un po' che non tornavo qui e devo dire che fa uno strano effetto di straniamento. Non mi ci riconosco più e bisogna che faccia qualcosa, anche per quel povero Cassius Clay che è rimasto lì inchiodato come una farfalla da uno spillo.
Molti mesi sono passati e mi sento come agli inizi davanti alla pagina da riempire. Allora c'era il mio amico di blog che mi sosteneva e incoraggiava ma stavolta qui c'è una grande solitudine, come quando senti i tuoi passi rimbombare in una sala vuota.
Sei anni fa, prima che Splinder chiudesse, qui era pieno di amici che venivano, leggevano, commentavano e mi facevano tanta compagnia. Ora no, ci siamo dispersi per le varie piattaforme, moltissimi blog amici hanno chiuso, sopraffatti dai social.
Io però non mi rassegno, ho voglia di continuare a scrivere, forse in modo più personale. Gli anni passano ed io mi scopro diversa, più vecchia, più lenta ma voglio esserci ancora.
E chiedo a chi passa, a chi si ricorda di me, a lasciare un saluto. Io risponderò.